Febbraio 2026 resterà impresso nella memoria del Petrarca Basket come uno dei mesi più dolorosi della nostra storia. In pochi giorni abbiamo salutato tre figure che hanno segnato un’epoca, dentro e fuori dal campo: Pino Stefanelli, Doug Moe e Gianluigi Jessi.
Tre protagonisti degli anni d’oro al Tre Pini, tre uomini che hanno contribuito a costruire l’identità petrarchina, tre storie diverse unite dallo stesso amore per questi colori.
Pino Stefanelli
Il 13 febbraio abbiamo salutato con profonda tristezza Pino Stefanelli, storica bandiera e capitano del Petrarca, figura di riferimento per tutto il movimento sportivo padovano.
Protagonista della generazione d’oro giovanile di fine anni ’50, campione d’Italia Juniores, ha vestito la maglia della Nazionale Juniores e della Nazionale Senior (B/Sperimentale). È stato tra gli artefici della scalata alla Serie A e dei campionati degli anni ’60, contribuendo a scrivere pagine fondamentali della nostra storia.
Dopo il ritiro si è affermato come imprenditore di successo, dedicandosi negli ultimi anni alla sua grande passione per i cavalli e ai progetti di rilancio dell’Ippodromo di Padova.
Con lui se ne va un pezzo autentico della nostra identità: un capitano vero, un punto di riferimento per generazioni di petrarchini.
Doug Moe

Il 17 febbraio è arrivata un’altra notizia che ci ha colpiti nel profondo: la scomparsa di Doug Moe, leggenda petrarchina e uno dei più grandi talenti mai visti sui parquet italiani.
Protagonista dello storico terzo posto del 1965/66 insieme al compianto Pino Stefanelli, con in panchina il grande Aleksandar Nikolić, Moe ha lasciato un segno indelebile nella storia del club.
Dopo l’esperienza italiana, ha costruito una lunga carriera in ABA e ha scritto pagine importanti in NBA come head coach dei Denver Nuggets. Il suo basket offensivo, moderno e spumeggiante, ha fatto scuola, fino alla consacrazione con il premio di NBA Coach of the Year nel 1988.
Solo pochi mesi fa lo avevamo rivisto, con emozione, indossare ancora i colori del Petrarca in un video di auguri dedicato a Fabio Fabiano: un gesto semplice, pieno di affetto, che oggi assume un valore ancora più profondo.

Il 23 febbraio ci ha lasciati Gianluigi Jessi, talento petrarchino classe 1945 e protagonista degli anni d’oro del Petrarca Basket. È il terzo lutto in pochi giorni per alcune delle nostre leggende del Tre Pini.
Con la Nazionale italiana ha rappresentato il Paese alle Olimpiadi di Città del Messico 1968 e ha preso parte a due Campionati del Mondo, vestendo l’azzurro con orgoglio e passione.
In queste ore sono giunti numerosi messaggi di cordoglio da parte del mondo sportivo e istituzionale. Particolarmente significativo quello del Presidente della FIP, Giovanni Petrucci, che ha voluto ricordare Jessi come ex azzurro e protagonista di una stagione importante della nostra pallacanestro, sottolineandone il valore tecnico e umano al servizio della Nazionale.
Sportivo dai molteplici interessi, Jessi non si è fermato al parquet: ha coltivato la passione per i rally e per il modellismo, fondando il Museo Veneto del Giocattolo alla Mandria, che ha diretto fino alla fine, lasciando un segno significativo anche nella vita culturale del territorio.
Un’eredità che continua a indicarci la strada
Stefanelli, Moe, Jessi. Un’epoca diversa, un’unica grande storia.
Sono stati il frutto di un periodo genuino e straordinario, in cui l’ambiente del Tre Pini seppe creare non solo grandi giocatori, ma uomini capaci di distinguersi fuori e dentro al campo. Un contesto fatto di passione, appartenenza, sacrificio e visione, che ha saputo “sfornare” campioni veri, prima ancora che atleti di talento.
Il loro esempio deve essere oggi un punto di riferimento per i nostri giovani atleti: nella dedizione quotidiana, nel rispetto della maglia, nel senso di responsabilità verso la squadra e verso la città.
Rappresentano la direzione che abbiamo scelto e che vogliamo continuare ad avere: formare giocatori competitivi, ma soprattutto persone solide, consapevoli, orgogliose di indossare questi colori.
Il Petrarca Basket si stringe alle famiglie e a tutti coloro che hanno condiviso un pezzo di strada con queste tre leggende.
La loro memoria continuerà a vivere nel nostro lavoro quotidiano, nei nostri ragazzi, nel futuro che stiamo costruendo.


